Centomila persone firmano un appello on line per Saviano. Firmano anche
diversi premi nobel. Gli studenti propongono di girare con un nastrino viola per
segnalare la loro vicinanza allo scrittore minacciato dalla camorra. Qualcuno
azzarda a chiedere per lui il premio nobel per la Pace.
Io penso che si stia
davvero esagerando.
Chi mi conosce sa che nutro una stima antica e solida per
Roberto Saviano. Gli sono vicino e sono suo attento estimatore da ben prima del
successo, quando girava, come tanti di noi, vessato e ansioso, nelle redazioni
locali a proporre pezzi, inchieste, racconti. Ho un’ammirazione totale per
Gomorra, un libro scritto benissimo; non mi hanno mai appassionato le dispute su
fiction e realtà, su narrazione, giornalismo e autobiografismo (una
non-questione per la letteratura). Non mi sono mai piccato per le scopiazzature
(io stesso ho riconosciuto frammenti di lavori) perché penso che le notizie
siano di tutti e che la scrittura sia unica e irripetibile.
Ma penso davvero
che si stia esagerando. Ho sempre più la sensazione – sgradevole - che Roberto
sia diventato un giacimento da cui estrarre lucro il più possibile, anche a
costo di ucciderlo per estrema erosione.
Sono i marchi commerciali che ha
intorno che lo stanno uccidendo e se i casalesi dovessero commettere quello che
promettono, loro, a mio parere, sarebbero solo gli esecutori materiali. I
mandanti morali sarebbero da ricercare nella macchina feroce del business
editoriale. So di dire una di quelle cose che nessuno vuole sentire.
Politicamente scorretta. Ma mi sembra chiaro che Saviano viene esposto oltre
ogni misura con l’obiettivo di tirarci il massimo dal punto di vista
commerciale. Non a caso le iniziative che gonfiano la mongolfiera del tam tam
mediatico arrivano sempre dallo stesso gruppo editoriale. Che lo mette in
copertina. Che lancia appelli. Che lo manda a sfidare la camorra, sotto le
telecamere. Che costruisce l’evento, lo vende, registra la reazione, e poi
rilancia. Un meccanismo che mi fa orrore soprattutto perché si gioca sulla pelle
di un uomo, che viene venduto ormai un tanto al respiro.
Ad ogni minaccia, la
Mondadori fa una ristampa.
Chi conosce il libro sa che Gomorra non è la
storia dei casalesi ma una narrazione sulla camorra, nel suo insieme. E che –
oltre la straordinaria suggestione che lo anima e ne fa un capolavoro letterario
– il libro documenta cose note, la cui rivelazione non crea alcun danno aggiunto
alla criminalità. Chi conosce Gomorra sa che i casalesi occupano nel libro solo
uno degli spazi. Poi si parla dei Di Lauro, degli scissionisti, dei cinesi, dei
Napoletani, e di tante altre facce. La minaccia di morte, però, arriva solo dai
casalesi. Perché? Perché sono i più feroci? Può essere. Ma giova ricordare che
la scorta a Saviano è stata messa non dopo la pubblicazione del libro, e nemmeno
dopo il boom editoriale, ma dopo la sua prima presenza a Casal di Principe
quando ha partecipato ad una manifestazione politica e ha invitato con forza i
ragazzi di Casale a liberarsi della “feccia camorrista”. Un atto di grandissimo
coraggio. Ma che c’entra poco con la letteratura. Un gesto di forza civile, che
ovviamente è stato iperpompato dai giornali. Ne è nata una sfida. Ed è stata la
sfida a far saltare sulla sedia i casalesi. Quell’impertinenza. L’insulto in
piazza. Da lì è partito tutto. E da lì si è giocata una partita al rilancio. La
prima minaccia. Una nuova sfida mediatica: una intervista, un articolo. Un’altra
minaccia. Ancora una sfida mediatica: la presenza al processo, un reading
pubblico.
Ormai il libro non c’entra più nulla. E’ una partita di principio.
E non tra la camorra e uno scrittore. Ma tra i casalesi e Saviano.
Era il
caso di spingersi così oltre? Io credo di no. E credo che sia successo per una
precisa volontà commerciale. Non da parte di Saviano. Per quello che conosco di
lui so che è estraneo culturalmente a qualunque culto di sé e del successo. Ma
della infernale macchina editoriale che ha deciso di mungergli fino all’ultima
goccia di latte. E allora Saviano va in tv a rincarare la dose, Saviano va in
copertina sull’Espresso, Saviano finisce al centro di rivelazioni di pentiti che
poi si rimangiano tutto, Saviano a Matrix, Saviano di nuovo in piazza a
rilanciare la sfida. La tensione sale, le vendite si impennano. Saviano a
Cannes. Saviano a Hollywood. Intanto la Mondadori ristampa, il gruppo
Espresso-Repubblica, parallelamente, con una mano rilancia gli appelli e con
l’altra pubblica, in esclusiva, il ringraziamento all’appello.
Franco
Roberti, coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli, persona
al di sopra di ogni sospetto per quanto riguarda la lotta alla criminalità, ha
detto con lucidità e coraggio: “Non servono eroi o martiri ma una politica
antimafia seria che al di là delle spettacolarizzazioni, come l'esibizione di
Saviano, dia risposte concrete ai cittadini in termini di legalità, sviluppo
economico, sicurezza”.
Paradossalmente Saviano rischia di diventare una
foglia di fico, quella che copre la vergogna di uno Stato inattivo, che se la
cava con la solidarietà; di un sistema politico complice e bloccato, che se la
cava con le cittadinanze onorarie; di una società indifferente e brava solo a
firmare appelli; di un sistema economico e imprenditoriale che se la cava dando
un premio a cannes, uno a Hollywood, magari il nobel e ricavandoci lucri,
vantaggi, soldi (e che ci frega se poi lo ammazzano, tanto quello che doveva
darci ce lo ha dato).
Franco Roberti ha concluso così: «assistiamo a una
spettacolarizzazione superflua e dannosa. Saviano è protetto dallo Stato. Ma non
possiamo sfidare il pericolo che incombe su di lui, accrescendolo
inutilmente".
Faccio mie le parole di Roberti e dico a Saviano, basta. Hai
scritto un libro straordinario. Hai contribuito alla conoscenza. Hai fatto
quello che deve fare uno scrittore. Hai fatto anche guadagnare molti soldi.
Adesso basta. Tirati via dal business, che è questo a metterti davvero in
pericolo.
I mandanti morali di quei killer che spero si consumino
nell’impotenza, hanno già la copertina allestita per quando salterai in aria,
hanno la tiratura stampata e un milione di copie nei magazzini. Sono già pronti
a pubblicare post mortem la raccolta dei tuoi articoli a sei euro e novanta in
allegato il mercoledì.
A me sembra che ti abbiano già esposto
abbastanza.
Lasciamo in pace Saviano, per salvarlo. Questo è l’unico appello
che oggi sottoscriverei